TRATTIENI I LIQUIDI? POTRESTI SOFFRIRE DELLA SINDROME DEL PROFUGO.

Un programma biologico antichissimo a nostra disposizione fa sì che il nostro corpo in determinate condizioni trattenga i liquidi per garantirci la sopravvivenza nell’attesa di trovare al più presto una soluzione che ci tolga dal pericolo.

Il dottor Hamer ha chiamato questo stato fisico/emotivo “il conflitto del profugo”, perché si presenta spesso in situazioni drammatiche o difficili,  momenti della vita in cui ci sentiamo soli ed abbandonati a noi stessi, senza più punti di riferimento, in lotta per la nostra stessa esistenza (da qui il termine profugo);  così in questi particolari periodi si attiva l’arcaico programma di fisiologia speciale dei tubuli collettori dei reni i quali aumenteranno la loro funzione che è quella di trattenere liquidi.

Quando posso soffrire del conflitto del profugo?

Quando un individuo percepisce di essere in un ambiente ostile, ad esempio in caso di una diagnosi grave, o in seguito alla perdita del lavoro, o quando non si ha più accanto una persona amata, e si sente solo ed abbandonato a se stesso, l’organismo aumenta la funzione assorbente renale per ritenere i liquidi e avere maggiori possibilità di sopravvivenza, proprio come un individuo che si trovasse a dovere attraversare un deserto, avendo perso ogni riferimento, non sapendo più dov’è casa sua, non sapendo quando mai arriverà, la risposta sensata per la sopravvivenza dell’organismo è l’immediato contenimento dei liquidi, per rallentare il più possibile la disidratazione, proprio come un pesce che viene sbalzato fuori dall’acqua, e non sa quando e se arriverà la prossima onda a recuperarlo, cerca come può di trattenere tutta l’acqua che ha a disposizione per superare quel drammatico lasso di tempo.

Così, in queste condizioni critiche si attiva la fisiologia speciale, e i tubuli collettori renali assorbono di più del solito 99% del filtrato giornaliero, scartando solo 800-1000 ml di urina quando è in fase attiva un solo rene, e ancora meno, 150-200 ml (oliguria, quasi anuria) quando sono in fase attiva entrambi i reni. Nei casi estremi si parla di blocco renale, o insufficienza renale, “il rene non funziona più”,  ma in realtà è proprio il contrario: i reni lavorano più intensamente.

Il problematico effetto collaterale  sarà di aumentare notevolmente il volume degli edemi presenti nel corpo. Quando i reni fanno ritenzione idrica, la tendenza dell’acqua è di andare dove serve, ovvero verso quei processi infiammatori in atto, intensificando i sintomi e i dolori in modo esponenziale. In effetti non ci sono dolori estremamente intensi senza la compresenza della ritenzione idrica.

Nel momento in cui la persona dovesse ritrovare la tranquillità necessaria, sentendosi accudita, di nuovo a casa, non dovendo più lottare per l’esistenza, non sentendosi più abbandonata a se stessa, l’organismo interromperebbe bruscamente il processo andando in soluzione, ed espellendo immediatamente notevoli quantità di urina  sgonfiando gli edemi e riducendo drasticamente sintomi e dolori fino a normalizzazione.

Pertanto eliminate tutte le cause di salute, previa attenta diagnosi medica, si evince quanto sia importante ripristinare stati emotivi sereni che facciano sentire l’individuo di nuovo protetto non più abbandonato a se stesso e senza alcuna necessità di dover lottare per l’esistenza.

 

ultima modifica: 2020-02-01T15:37:32+00:00 da Eva Imbrunito

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